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Parigi: sulle orme del Codice Da Vinci.
La lettura di un buon libro, oltre ad accrescerti, può infonderti curiosità e riportarti a visitare luoghi già conosciuti per osservarli con occhi diversi. "I segreti di Parigi" di Corrado Augias ha accresciuto in noi la voglia di un ritorno a Parigi per ammirarla con gli occhi dell'autore.
Il libro in questione offre molti spunti per una visita di questa città. Oltre che raccontare di scorci caratteristici, ne offre anche un piacevole supporto storico. Unendo la capacità narrativa di Augias al racconto fantastico di Dan Brown "Il Codice da Vinci" che alimenta in noi la curiosità per il mistero, ci siamo resi conto che forse (sicuramente) a Parigi non avevamo visto tutto. Iniziamo così a programmare le vacanze estive: prenotiamo, on line, i biglietti di viaggio con Alitalia, sempre su internet troviamo un piccolo hotel 2 stelle, l'Hotel des Arts, situato in rue Tholozè, Montmartre, a meno di cento metri dal Moulin de la Galette, proprio di fronte allo "Studio 28", citato nel suindicato libro quale famoso cinema teatro, indirizzo noto agli amanti dell'avanguardia francese. Atterriamo al "Charles De Gaulle" e ci dirigiamo verso la R.E.R. che ci porta in città, "gare du Nord", di lì prendiamo un taxi che ci condurrà in albergo, c'è qualcosa di strano in giro, la Ville Lumiere è stranamente poco o nulla illuminata il che le conferisce un aria spettrale. Arrivo in hotel, sistemazione del bagaglio e giù in strada per la cena. Rue des Abbesses è affollata da una moltitudine di persone di ogni dove, le frutterie gestite da magrebini espongono, nonostante l'ora, le loro mercanzie. I bistrot con gli immancabili tavoli all'aperto, nonostante il freddo, sono affollati. Decidiamo di non allontanarci troppo, ci sediamo ad un tavolo all'aperto. In attesa che ci venga portato il menù l'occhio mi cade su di uno stufato di carne e patate servito, nel frattempo, al tavolo di fianco al nostro, chiedo cos'è al cameriere: tajin è la risposta. E' un piatto, l'ho saputo in seguito, di carne in umido, tipico della cucina nord africana, in particolare marocchina, che prende il nome dal caratteristico piatto in cui viene cotto. Opto per il Tajin, mia moglie per un éntrècote, non si fidava, ma vedendo, poi, con quale gusto divoravo il cibo, ha chiesto: com'è? e mi sono ritrovato a dover finire la sua éntrècote e lei il mio tajin. Dopo una notte tranquilla, ed aver fatto colazione nella caratteristica cave dell'hotel usciamo. Ci ritroviamo seduti, per un espresso, al tavolo di un bistrot in place des Abbesses, di fronte avevamo la vecchia entrata del metro immaginata Hector Guimard nel 1899, di fianco, a sinistra, potevamo ammirare la chiesa, in mattoni rossi e cemento, di Saint Jean de Montmartre, la prima chiesa di Parigi costruita con materiali moderni. Decisa la prima tappa della giornata: Saint Sulpice, sita nell'omonima piazza, fù ricostruita nel 1646: la regina Anna d'Austria posò la prima pietra. I lavori durarono più di 130 anni e diversi architetti si succedettero: Christophe Gamard, Louis Le Vau, Daniel Gittard. La facciata è di stile classico, opera di Giovanni Niccolo Servandoni, architetto e decoratore. La torre sud risale al 1749, rimasta incompiuta, é opera di Oudot de Maclaurin. La torre nord restaurata sotto la guida di Jean François Chalgrin, ed in quest'occasione fu terminato anche il campanile e vi fu posta una delle campane più grandi della capitale. Arriviamo nella piazza risalente al 1754, al centro c'è una fontana, eretta nel 1844 dall'architetto Luigi Visconti, i cui quattro angoli adornati da statue che rappresentano quattro vescovi: Bossuet, Fénelon, Fléchier e Massillon. Ironicamente la fontana è conosciuta nel quartiere come la fontana dei quattro "Punti Cardinali". Dopo aver ammirato dall'esterno la facciata della chiesa, decidiamo di percorrere rue Palatine ed entrare dalla stessa porta usata, nella finzione, dal monaco del "Codice da Vinci". Entriamo e subito ci troviamo di fronte al filo in ottone incastonato nel pavimento che attraversando l'altare centrale va a finire in alto sulla meridiana "gnomone" voluta dal curato del tempo, desideroso di stabilire con precisione la data dell'equinozio di marzo. Non abbiamo visto l'effrazione che Silas, con il suo pugnale, ha fatto per alzare la lastra di marmo!! Da segnalare il grande organo, uno dei più grandi strumenti in Francia. L'organo fu costruito da François Henri Clicquot su disegno di Jean François Chalgrin, restaurato e notevolmente ampliato da Aristide Cavaillé - Coll nel 1862, distribuito su sette piani raggiunge l'altezza di 18 metri, il solo meccanismo occupa quattro piani, mentre le canne occupano gli altri tre. Nella chiesa da notare che la 'Via Crucis' è costituita da semplici numerazioni seguite da passi tratti dal Vangelo, senza alcuna raffigurazione e da notare che le stazioni seguono un percorso al contrario dal tradizionale percorso da sinistra a destra, a S.Sulpice, come nella chiesa di Rennes le Chateau, seguono un andamento inverso, da destra a sinistra. Seguendo il percorso di visita, tra la moltitudine di capelle dedicate a vari Santi, da notare le acquasantiere di Jean Baptiste Pigalle in stile diciamo marinaresco. Sulle vetrate, come anche su alcuni arredi, troviamo le lettere "P" ed "S", per la chiesa stanno ad indicare San Pietro e San Sulpice per Dan Brown invece sono le iniziali del Priorato di Sion, molti altri sono i segni che facilitano pensieri esoterici: strane porte ricavate anche tagliando visibilmente gli affreschi, una serie di porte per andare dove?. Separata dalla chiesa, da una porta con sopra una stella a cinque punte, quella che, a prima vista, poteva sembrare un uscita, conduce, invece , sia ai bagni per i visitatori che a delle scale che, oltre a salire, parte interdetta al pubblico, scendono verso i sotterranei della chiesa. Siamo soli, in giro non c'è nessuno, e richiamati da un cartello recante la scritta "Cripte de l'Enfant Jesus" scendiamo, l'aria era impregnata di mistero, in giro nessuno, la porta in fondo alla scala era chiusa, mi sono avvicinato ho scattato alcune foto ma, nonostante il flash, quelle dell'interno risultano scurissime e nulla si scorge. Ad occhio nudo riesco a vedere un arco sulla destra e qualcosa che dà l'impressione essere dei sarcofaghi, il pavimento riflette una debole luce che entra da un' apertura semicircolare ho una strana sensazione, risaliamo in fretta e proseguiamo la visita della chiesa in cui spiccano gli affreschi di Eugène Delacroix. I giorni si susseguono alla scoperta di nuovi quartieri, visite a musei e turismo gastronomico.
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